La Grazia del Matrimonio

I sacramenti e la grazia che donano

Nella catechesi di aprile abbiamo parlato del matrimonio cristiano alla luce del sacramento dato da Dio agli sposi cristiani per aiutarli a vivere secondo il progetto di Dio, nonostante la debolezza umana. É un argomento tanto importante che ho pensato di completarlo con una seconda catechesi, perché spesso la grazia del sacramento viene ignorata o non capita nella sua importanza: questa è una delle cause del fallimento anche di tanti matrimoni celebrati in chiesa.

“I sacramenti sono segni efficaci della grazia istituiti da Gesù Cristo per santificarci” (CJC n. 840). I sacramenti non solo “significano la grazia” (segni) ma “la donano realmente” (efficaci), non in un solo momento della vita, cioè nella celebrazione del rito, ma la donano per tutta la vita, segnano l’inizio di un nuovo cammino umano e cristiano da vivere con la grazia del sacramento ricevuto. Come il battezzato deve vivere il battesimo ogni giorno, così gli sposi devono vivere nella verità del sacramento per tutta la vita (CCC 519-521).

La Chiesa è convinta che solo vivendo il vangelo e la grazia del sacramento si guarisce dalle ferite del peccato e si vive il matrimonio secondo il progetto di Dio (cfr. FC n. 13). É in Gesù che l’amore umano degli sposi viene “consacrato, perfezionato e rafforzato”, perché Lui è la sorgente della grazia data con il sacramento del matrimonio (CCC 1638, 1641-42).

Questa grazia consacra l’amore dei coniugi, rende sacra, cioè santa, la loro unione, la perfeziona, la rafforza e la rende indissolubile. In virtù di questa grazia i coniugi si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale, nella loro unione e nell’accettazione e nell’educazione dei figli. Questo ci fa capire anche l’insegnamento di S. Paolo della Croce a Tommaso Fossi, padre di 8 figli, che sognava di lasciare la famiglia, d’accordo con la moglie, per consacrarsi a Dio. Il santo gli ricorda che può e deve santificarsi nel matrimonio, perché gli sposi cristiani sono chiamati alla santità, come tutti i cristiani, ma nella loro specifica vocazione di coniugi (CCC 1641). Questo spiega perché il papa nel dichiarare santi o beati alcune coppie ha stabilito la loro festa nel giorno anniversario del loro matrimonio, per proclamare che si sono santificati proprio per mezzo del loro matrimonio.

Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono a vicenda, è suggellato da Dio stesso. La grazia del sacramento perfeziona l’amore dei coniugi, rafforza la loro unione indissolubile e li aiuta a raggiungere la santità nella vita coniugale (LG 11). Questo avviene nella misura con cui si sta con Cristo.

Cristo è la sorgente di questa grazia. Egli viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio, rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo portando la propria croce, di rialzarsi dopo le cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri, di essere “sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5,21) e di amarsi di un amore naturale e soprannaturale, delicato e fecondo, unico e per sempre.

Unità e indissolubilità

L’unità e l’indissolubilità del matrimonio riceve dal sacramento “una particolare stabilità” (CJC 1134) perché mette in gioco Dio stesso e diventa segno dell’amore di Dio (CCC 1639). Questo è quel valore aggiunto che manca al matrimonio civile, che rimane comunque l’istituzione fondamentale e fondante della società. Questo dà agli sposi un loro ruolo nella chiesa e nella costruzione del Regno di Dio. Non sono cioè semplicemente laici: sono laici sposati nel Signore, prescelti per una particolare missione, perciò non solo ricevono l’amore di Cristo diventando comunità salvata, ma sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità salvante” (FC n. 49), incominciando dalla loro relazione e dalla trasmissione della fede ai figli (cfr CCC 1641).

Il vincolo matrimoniale è stabilito da Dio stesso per questo il matrimonio cristiano, validamente celebrato e consumato, non potrà mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi: il «SI’» e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà irrevocabile e dà origine ad un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa cambiare questa disposizione che viene da Dio [CJC 1141]. Nella relazione degli sposi si è messo in gioco Dio stesso che non solo l’approva ma l’assume come segno del suo amore e della sua alleanza. Come Dio non viene meno al suo amore e alla sua alleanza, così deve essere per il matrimonio cristiano. Gesù conosce la fragilità dell’uomo e per questo, con il sacramento, “viene incontro ai coniugi cristiani. Rimane con loro e dà loro la forza di seguirlo” (CCC 1642).

“L’amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona: richiamo del corpo e dell’istinto, forza dell’affettività, aspirazione dello spirito e della volontà. Esso mira a un’unità profonda e personale, che, al di là dell’unione in una sola carne, conduce ad avere un cuore solo e un’anima sola; esige l’indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca e definitiva e si apre alla fecondità.

Si tratta di caratteristiche di ogni vero amore coniugale, ma con un significato nuovo che le purifica, le consolida e le eleva al punto da farne valori propriamente cristiani” (FC, 13].

Anche l’unità del matrimonio, un solo uomo e una sola donna, appare chiara dalla uguale dignità dell’uomo e della donna. La poligamia è contraria a questa pari dignità e all’amore coniugale che è unico ed esclusivo (FC, 19].

La fedeltà dell’amore coniugale e la fecondità

L’amore coniugale esige dagli sposi, per sua stessa natura, una fedeltà inviolabile. Il dono di se stessi, che gli sposi si fanno l’uno all’altro, non può essere “ad tempus, fino a nuovo ordine”. “La mutua donazione di due persone e il bene dei figli esigono la fedeltà piena e senza termine dei coniugi (GS, 48). L’indissolubilità, l’unità, la fedeltà del matrimonio ricevono un senso nuovo e più profondo dal sacramento, come la fedeltà di Dio alla sua alleanza e di Cristo alla sua Chiesa (CCC 1641).

Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita a un essere umano. Perciò è necessario ricordare agli sposi che sono partecipi dell’amore irreversibile di Dio che li conduce e li sostiene, e che con la loro fedeltà devono essere i testimoni dell’amore fedele di Dio. (CCC 1648; FC, 20).

Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione, ma non fine del matrimonio: i coniugi rimangono marito e moglie davanti a Dio e non possono contrarre una nuova unione. La comunità cristiana deve aiutarli a vivere da cristiani questa situazione tanto dolorosa (CCC 1649).

Oggi molti cattolici ricorrono al divorzio e contraggono una nuova unione, secondo le leggi civili. La Chiesa, per la fedeltà a Cristo, non può riconoscere valida la nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si risposano, sono in contrasto con la legge di Dio e perciò non possono ricevere la Comunione eucaristica e non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione può essere accordata solo a coloro che si sono pentiti e si impegnano a vivere in una completa continenza (CCC 1650). I cristiani devono essere vicini a coloro che si trovano in questa difficile situazione per aiutarli a conservare la fede, ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio (CCC 1651; FC, 84).

Quando un’unione viene meno, si può sottomettere al giudizio della Chiesa la validità del primo matrimonio. La Chiesa non può annullare mai un vero matrimonio. Dichiara nullo un matrimonio al quale nella celebrazione è mancato qualche elemento essenziale da parte dei due coniugi o anche di uno solo di essi.

Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e all’educazione dei figli, come loro coronamento. Lo stesso Creatore disse: “Crescete e moltiplicatevi” (Gen 1,28). I coniugi cooperano con responsabilità con il Creatore, che si serve di loro per donare la vita e dilatare la sua famiglia (CCC 1652).

La fecondità dell’amore coniugale si estende ai frutti della vita morale, spirituale e soprannaturale che i genitori trasmettono ai loro figli attraverso l’educazione. I genitori sono i primi e principali educatori dei loro figli.

Il compito fondamentale del matrimonio e della famiglia è di essere al servizio della vita (CCC 1653).

I coniugi ai quali Dio non ha concesso il dono dei figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso se il loro matrimonio risplende di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio (CCC 1654).

Conclusione

Il matrimonio è un grande dono di Dio, è una grande vocazione e missione; come tale non mancano prove e sacrifici. Ma le gioie dell’amore di due coniugi e della vita familiare che Dio concede loro, fin da quaggiù, diventano un segno e “una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello” (CCC 1642). In altre parole: gli sposi cristiani quasi anticipano, nell’amore in Cristo, quella comunione di cuori che si avrà pienamente solo nel regno di Dio. Concludo con le parole di Tertulliano, uno scrittore cristiano del secondo secolo, che descrive in modo veramente bello il matrimonio cristiano, in un libro dedicato alla moglie:

“Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre celeste ratifica? Quale giogo quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un unico desiderio, in un’unica osservanza, in un unico servizio! Entrambi sono figli dello stesso Padre, servi dello stesso Signore; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi, sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito. Vedendo e sentendo questo, Cristo gioisce e ai due sposi manda la sua pace. Là dove sono i due ivi è anche Cristo” (Tertulliano, Ad uxorem, 2, 9).

 

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